I Cavalieri di San Nicola – Fondazione Nikolaos

I Cavalieri di San Nicola

Re Carlo III d’Angiò Durazzo, venne incoronato il 16 luglio dell’anno 1381 dal Papa Urbano VI nel corso di una imponente quanto fastosa cerimonia nella Cattedrale di Napoli.

In quel periodo della dominazione angioina la situazione politica e religiosa del Regno di Napoli  appariva piuttosto confusa: era in atto il grande scisma d’Occidente e, nella stessa  famiglia reale, la Regina Giovanna I era schierata con l’antipapa Clemente VII , mentre il Monarca appena incoronato era rimasto fedele a chi gli aveva posto la corona reale sul capo.

Nel contempo si assisteva ad un risveglio dell’interesse nei confronti dell’arte, della cultura e di tutto ciò che poteva definirsi “bello”, sia nell’abbigliamento, che nello stile e nel comportamento, che aveva una chiara provenienza francese.

Ma il Re Carlo aveva bisogno di conquistare la Nobiltà di tutto il Regno e ottenere nel suo ambito una legittimazione implicita, visto che quella giuridica dipendeva esclusivamente dal Papa.

Ebbe quindi ad istituire un Ordine Cavalleresco cui diede nome “Ordine della Nave” che prendeva il nome dal mito classico degli Argonauti , i cento compagni di Giasone , personaggio della mitologia greca , capo della spedizione dei  coraggiosi compagni partiti alla conquista del “Vello d’Oro”.

In questo modo avrebbe richiamato intorno a sé le elitè del Regno , legandole con un vincolo confraternale  che gli avrebbe assicurato la lealtà degli Uomini più potenti che governavano il Regno.

Sul piano religioso non vi erano dubbi circa l’individuazione di San Nicola quale Santo Protettore , il più famoso della Cristianità cui tutta la famiglia era devota, ed elesse la Basilica di Bari, a lui dedicata, quale Chiesa Ufficiale di tutto il Regno.

La formazione dei Cavalieri e i Valori Cavallereschi

Un uomo del Medioevo che aderiva ad un Ordine Cavalleresco era attratto dalla possibilità di condurre una vita consacrata , con un rigore abbastanza elevato, senza dover abbandonare del tutto il mondo laico, cui apparteneva, e i suoi valori. Se era già Cavaliere, allora assisteva alla sacralizzazione del proprio status, dal momento in cui il suo bagaglio culturale veniva trasformato in una ideologia di “Cavalleria Religiosa”.

Viveva in un mondo relativamente più semplice, svincolato dai legami e contraddizioni familiari e signorili e collocato in un sistema di subordinazione militare, dove a conti fatti, continuava ad esercitare la sua professione. L’obbligo di umiltà a lui imposta veniva compensato dal prestigio del mantello dell’Ordine e dell’idea di far parte di una elevata categoria di difensori della Fede. In buona sostanza il far parte di una Istituzione costituiva l’ingresso in un mondo che per le sue origini, e per la sua natura si trovava nel cuore del Cristianesimo. La formazione di un Cavaliere aveva come base la religione , e quindi la recita giornaliera di preghiere, e una meditazione continua. Egli doveva affrontare per prima una battaglia interiore contro se stesso, ovvero contro gli aspetti della debolezza caratteriale che sono propri di ogni essere umano. Attraverso un percorso di interiorizzazione, di preghiere e meditazione , doveva giungere ad un livello spirituale superiore, nel quale gli sarebbero apparse molto chiare le differenza tra il bene e il male , tra il buono e il cattivo, tra il giusto e l’ingiusto.

La prima battaglia, quindi, era con se stesso, una battaglia spirituale, dell’anima : egli doveva dimostrare di essere capace di sconfiggere, annullare i suoi lati oscuri, ovvero come viene detto in altre società iniziatiche di modellare la pietra grezza che è in sé. Conquistarsi o perdersi , seguire un percorso di valori sani o rinunciare ad essi e fra luci ed ombre seguire un percorso di perdizione, quello che molti secoli dopo è stata circoscritta in una scienza definita “psicomachia”. Un altro aspetto molto importante era la solidarietà nei confronti del Capo, che andava ben oltre il normale rispetto che si deve a chi comanda , ma prevedeva anche vendicare per suo conto qualsiasi sgarbo subito, fino alla morte , e anche oltre.  Era questo un mix di sentimenti e passioni che rientravano in quell’ambito molto ristretto che veniva ascritto ai  “Valori Cavallereschi” : altruismo, generosità, difesa dei più deboli, dei più poveri, degli ammalati , e che facevano del Cavaliere un Uomo superiore. Questi valori erano così forti che nemmeno la morte riusciva ad annullarli, tanto che alcuni Cavalieri erano capaci di togliersi la vita , pur di rimanere vicini al Capo , se moriva in combattimento, e se non si toglievano la vita , si sentivano obbligati alla vendetta fino alla morte . Il legame stabilito era talmente forte che si credeva che in battaglia i morti combattessero accanto ai vivi. La civiltà medievale era fondata quasi totalmente su questi valori e facevano parte integrante del pensiero comune .

Il mito del “Cavaliere

Il mito del Cavaliere è quello che ha attraversato più di dieci secoli ed è arrivato fino ai nostri giorni . I Cavalieri ci hanno insegnato che la forza , non solo fisica, non è un elemento da usare senza ragione , ma che deve essere incanalata mediante una disciplina interiore, mettendola al servizio del “bene” , della verità, sostenuto da forze soprannaturali . Tutto ciò, permeato nelle coscienze umane, divennero le stelle polari che il Cavaliere seguiva sempre : Saggezza e Valore. Questo mix di valori guerrieri e cristiani entrarono a far parte del pensare comune , tanto da far credere che il Cavaliere fosse un Uomo Superiore rispetto ai comuni mortali. Da ciò, quello che era definita antica “furia di Wotan” andò gradatamente trasformandosi in una forza per proteggere i deboli, gli emarginati, e tutti coloro che non erano in grado di difendersi da soli. In conclusione i Cavalieri prendono vita da Confraternite religiose e diventano la luce di una fiaccola posta in cima ad una montagna che propaga e proietta il dolce profumo della loro gloriosa santità : non possono definirsi dediti alla evangelizzazione, ma la loro missione è “illuminare il mondo”.  Sono tutti questi elementi che impressero una precisa connotazione ai Cavalieri di San Nicola: una convergenza di cultura franco-napoletana , un fondersi di libertà francese e passione meridionale, una forte componente artistica, estroversione e devozione religiosa, ed una chiara propensione alla carità e all’aiuto verso i più deboli e più indifesi. Lo Statuto , ritrovato quasi integro , era formato di circa settanta pagine , e fu curato per gran parte dal Segretario di Stato Acciaiuoli , costretto a dividersi tra una dolce relazione sentimentale con la Regina Giovanna I , gli affari di Sato .

l’Ordine della Nave dopo  la morte di Carlo III d’Angiò

Nell’anno 1387 il Re  Carlo III partecipò ad una spedizione di guerra e morì avvelenato in una imboscata.    L’Ordine rimase così decapitato del suo capo e sembrò che si dovesse disciogliere.

Non fu così. I Cavalieri dismessa la loro primigenia funzione militare, voluta dallo statuto dell’Ordine ,  si dedicarono ad opere caritatevoli nei confronti dei più deboli , malati ed indigenti, che non fossero solo marinai, prestando assistenza nell’Ospedale annesso alla Chiesa di San Niccolò, che per volontà di una Nobildonna , cominciò ad accogliere anche gli “incurabili”, ovvero coloro che non trovavano sostegno e cure altrove.

L’Ospedale prese il nome di “Ospedale degli Incurabili” ed è rimasto in vita fino ai nostri giorni, e Maria Lorenza Requenses Luongo, questo era il nome della Nobile che dedicò tutta la sua vita a questa Istituzione.

Fu annessa al complesso ospedaliero una casa di accoglienza per prostitute , che ammalate di sifilide, male ritenuto inguaribile a quei tempi, venivano rifiutate da tutti. Nella stessa venivano accolti anche tutti coloro che erano senza tetto e non avevano alcun mezzo di sostentamento. Nasce così il primo ospedale rinascimentale, che per la prima volta cerca di guarire tutti gli infermi attraverso la ricerca scientifica, una realtà divenuta immensa, nella quale fu costituita anche una farmacia , e dotata di orti per la coltivazione di erbe mediche, di un laboratorio di ricerca e cosa al di sopra di ogni immaginazione per l’epoca, delle piccole abitazioni per i familiari degli infermi ricoverati. Questa grande Donna , arrivata nella città di Napoli nell’anno 1506 , coniugata con Juan Lluong , Reggente di Cancelleria del Regno di Aragona, paralizzata ma in seguito di miracolata dopo un pellegrinaggio a Loreto, che aveva cominciato la sua opera di assistenza come Volontaria, Dama dei Cavalieri di San Nicola, il 21 ottobre 2021, a distanza di oltre quattrocento anni dalla sua morte, è stata proclamata Beata da Papa Francesco.

I Cavalieri di San Nicola ai nostri giorni  

A seguito di rigorose ricerche storiche iniziate nell’anno 2015, presso la Biblioteca di Storia Patria di Napoli, e presso altre biblioteche nazionali ed  Archivi di Stato, avendo reperito i documenti di ricerche storiche di uno scrittore inglese di nome Bulton, e di uno storico del 1700 di nome Giustiniani, il giorno 7 luglio 2019, si sono riuniti sette studiosi baresi, devoti a San Nicola ed hanno ridato vita ai Cavalieri di San Nicola,  costituendo un’ Associazione Culturale con finalità culturali, sociali e religiose.

Il primo Gran Maestro nominato il 07 luglio 2019 è il Cav. Dott. Giuseppe Massimo Goffredo.